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PRIME CHE A RIVIN CUATRI

Un killer professionist.
Il miôr che al sedi:
il Trist

Un lavôr di fâ.
Prime des cuatri.

Cuatri:
come i ostacui che si metin
fra il Trist e il so obietîf:
il Camarîr, il Bintar, il Coiar, la Femine.

E une cjamare di albergo intune ore e mieze
e devente l’unfier.

Ma il Trist al à un lavôr di finî.
Prime che a rivin cuatri.

Un killer professionista.
il migliore che ci sia:
il Trist

Un lavoro da fare.
Entro le quattro.

Quattro:
come gli ostacoli
fra il Trist e il suo obbiettivo:
il Camarîr, il Bintar, il Coiar, la Femine.

E una camera d’albergo in un’ora e mezza
e diventa l’inferno.

Ma il Trist ha un lavoro da finire.
Prima delle quattro.

CREDITS

PRIME CHE A RIVIN CUATRI
di Sarah Chiarcos e Tommaso Pecile

regia
Tommaso Pecile

con

IL TRIST
Alessandro Brunello

IL CAMARÎR
Alessandro Comello

IL BINTAR
Fabiano Dassi

LA FEMINE
Tullia De Cecco

IL COIAR
Valdi Tessaro

 

aiuto regia
Miriam Paschini

scene
Claudio Mezzelani

luce e suono
Simone Spangaro

DATE

ven 25, sab 26, dom 27 maggio 2018 – ore 21:00
Teatro San Giorgio (UD)
ingresso 10€
per prenotazioni: booking@felicimafurlans.it

INFO

appunti per una tragicommedia pulp in lingua Friulana

il testo

Ci siamo imbattuti ne “Il Rompiballe” di Francis Veber nella primavera del 2006. A metà della prima lettura i volti di Ale, Wad, Fabiano, Valdi e Tullia si erano già prepotentemente sovrapposti nella nostra mente a quelli dei personaggi della commedia. Era stato scritto per loro. Senza dubbio.

Però. Però quello che iniziava come un formidabile testo d’azione, sfumava lentamente in una commedia di parola che lasciava in noi, lettori da principio entusiasti, qualcosa di insoddisfatto.

Abbiamo deciso di riscriverlo. Di seguire la traccia del testo originale fino al punto in cui, secondo noi, inizia a rallentare. Da quel momento in poi siamo partiti per la tangente, premendo sull’acceleratore. Abbiamo deciso di prendere una commedia francese, borghese e datata per farne una tragicommedia pulp che corra sul filo dell´isteria; di farla funzionare a teatro, e non al cinema o in televisione. Soprattutto abbiamo scelto di scriverla in Friulano. La sfida più grossa (nata forse per una necessità “di mercato”) è stata proprio questa: raccontare in lingua un mondo che non ha nulla a che fare con l´immaginario che abitualmente il raccontare in lingua porta con sé.

S.C/T.P

note di regia

Problema: Come rendere, in teatro, qualcosa di così tipicamente cinematografico come una tragicommedia pulp?

Ipotesi di soluzione: Inizieremo costruendo dei personaggi carichi, colorati ma realistici. Con i loro problemi esistenziali, le loro fisime, le loro eccezionalità, il loro egoismo ipertrofico. Ma comunque credibili. Li istruiremo poi a prendersi tremendamente sul serio. A vivere la loro vita con l’impeto e la tensione che normalmente è destinata ai protagonisti di un dramma. A soffrire veramente. A lottare per se stessi, per la propria pelle e non per compiacere il pubblico. Quando queste creature col corpo di comico e l’animo predisposto alla tragedia cominceranno a camminare con le proprie gambe, verranno abbandonate senza pietà alcuna tra le pagine di un testo comico, paradossale, che metta a dura prova i loro equilibri psichici. Solo allora ci fermeremo, curiosi, a vedere che cosa succede in scena.

La parte più complessa del lavoro degli attori sarà quella di resistere alla facile tentazione di una deriva nella pochade, in modo da far sgorgare il comico dalla situazione e non dalla battuta, in modo che il pubblico si trovi a ridere di loro e non con loro. PRIME CHE A RIVIN CUATRI vuole essere azione, non parola. La parola, nel corso dello spettacolo perderà lentamente il valore di portatrice unica del significato. Spesso sarà il parlato a fare da controscena all’azione, a passare in secondo piano rispetto a quello che succede, a quello che si vede sul palco.

T.P.